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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Vi segnalo questo articolo pubblicato su "repubblica.it" di oggi, giovedì 31 Gennaio. ROMA - La nuova legge sul diritto d'autore autorizzerebbe gli utenti a pubblicare mp3 di musica protetta dal diritto d'autore. Ciò che finora è stato pirateria diventerebbe legale, quindi, a causa di una svista del legislatore. È quanto ha appreso Repubblica.it parlando con Andrea Monti, avvocato massimo esperto di diritto d'autore e internet, e che ha partecipato in prima persona allo studio della nuova legge. Ha fatto parte dei gruppi di lavoro, presso il Ministero dei Beni Culturali, per lo studio alle modifiche da apportare alla legge sul diritto d'autore. Il tutto è finito in un nuovo comma, che attende ora solo di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Non è più modificabile, essendo stato approvato da Camera e Senato. Nel nuovo comma si legge "È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro". "Chi l'ha scritto non si è reso conto che il termine "degradate" è tecnico, ha un significato ben preciso, che comprende anche gli mp3, a pieno titolo", dice Monti. Come sanno tutti gli appassionati di musica su internet, infatti, gli mp3 sono una versione degradata (perché compressa) della musica originale. Dipende poi dal livello di compressione mp3 se questa degradazione è più o meno udibile dall'orecchio umano.

Di conseguenza, il comma permetterà "di pubblicare mp3 coperti da copyright, senza autorizzazione dai detentori di diritto d'autore: su siti web o anche su server peer to peer, il mezzo non conta. Lì si parla infatti solo di "pubblicazione su internet". L'importante - dice il comma - è che lo scopo sia didattico o scientifico, quindi per esempio posso immaginare un sito che pubblichi la discografia di un autore a scopo di commento e recensione. Oppure una rete peer to peer dei conservatori che mettono la musica a disposizione degli allievi, per studiarla. Tutti usi permessi, se si interpreta in modo letterale la legge". Il comma è stato scritto dalla Commissione alla Cultura presso la Camera, il cui presidente (Pietro Folena) ha spesso ribadito di voler rendere più libera dai paletti del diritto d'autore la circolazione della musica. Però di fatto il nuovo comma si spinge troppo avanti con la liberalizzazione degli mp3 "e quindi - aggiunge Monti - credo sia una svista, dovuta al fatto che il legislatore non sa che anche gli mp3 rientrano nel concetto di musica degradata". Che succederà ora? Perché scattino gli effetti della legge, si attende un decreto del Ministero, che fissi i criteri delimitanti gli usi didattici e scientifici (si noti bene, non i criteri relativi al termine degradato, che quindi non è più discutibile). Il comma infatti dice "Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell'università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all'uso didattico o scientifico di cui al presente comma". Dopo il decreto del Ministero, la nuova legge porterà caos nelle cause sul peer to peer, "sarà difficile per un magistrato dare seguito a una denuncia penale o a un sequestro contro chi è accusato di violare il diritto d'autore su internet, visto che il comma autorizza molti scenari". È possibile però che si corra ai ripari, "che l'iter del decreto ministeriale sia rallentato e nel frattempo si affrettino di modificare la legge". Pare l'ennesimo caso di legge che si occupa di questioni tecnologiche sconvolgendo, senza volere, gli esistenti paletti, per l'uso improprio di termini tecnici. "C'è un precedente: quando nel 2000 una legge autorizzava, per un errore terminologico, le smart card pirata della tv satellitare. Poi è stata modificata, ma nel frattempo nei processi sono stati assolti i pirati del satellite". "La legge non ci preoccupa perché sappiamo già come sarà il decreto che fisserà i paletti", dice Enzo Mazza, presidente Fimi (Federazione dell'industria musicale italiana). "E per uso didattico si intenderanno solo i siti che si occupano ufficialmente di didattica, quindi istituzioni accademiche. Nemmeno i siti personali di professori". "Impossibile limitare così - ribatte Monti - perché la costituzione italiana consente a tutti i cittadini di fare divulgazione didattica e scientifica".
Tratto da QuoMedia
Nell’agosto del 1982, 25 anni fa, Philips e Sony avviavano la produzione dei cd musicali su larga scala. Fu vera rivoluzione digitale?
Iniziamo questo viaggio attraverso gli ultimi 25 anni con una curiosità: perché la scelta di solo 74 minuti in un disco di 12 centimetri? Il progetto originale di Philips prevedeva un’ora di musica in 11,5 centimetri, poco più di un Lp in vinile. Chi fece cambiare le carte in tavola fu il vicepresidente della Sony, Norio Ohga, che voleva che il nuovo formato digitale contenesse la Nona Sinfonia di Beethoven, nella versione più lunga sul mercato: una registrazione fatta al Bayreuther Festspiele nel 1951 e diretta da Wilhelm Furtwängler. Durata? Appunto i mitici 74 minuti del cd (poi aumentati).
Il Compact Disc è nato dalle ceneri del videodisco, che fu un flop commerciale ma va ricordato come il primo supporto audiovisivo, che lavorava senza contatto fisico con il dispositivo di lettura. Il nome Compact Disc non fu scelto subito: ne furono proposti altri, fra cui Mini Rack, MiniDisc e Compact Rack. Alla fine fu scelto il nome attuale, perché richiamava il nome della Compact Cassette, la popolare musicassetta che già all’epoca girava nei primi “walkman”. Il primo cd in commercio fu “The Visitors” del gruppo svedese degli Abba: non andò molto bene al quartetto scandinavo, che si sciolse per via delle pessime vendite di un disco troppo malinconico per i gusti del mercato. La prima stampa di un cd fu la “Sinfonia Alpina” di Richard Strauss con la conduzione di Herbert von Karajan. Nel 1985 “Brothers in arms” della band britannica Dire Straits fu il primo cd a superare il milione di copie vendute E’ ancora oggi il maggior successo per un album oltre a essere anche il primo in DDD, ossia interamente digitale dalla registrazione alla vendita.
Fino a oggi sono stati venduti oltre 200 miliardi di cd musicali in tutto il mondo. Il picco fu raggiunto nel 2000, con 2,4 miliardi di album venduti. I dati più recenti indicano vendite in calo. Secondo l’Ifpi (Federazione Internazionale dell’industria fonografica) le vendite digitali raggiungeranno nel 2010 un quarto di quelle totali mondiali. La quantità prodotta fino a oggi è comunque impressionante: se i cd venissero impilati uno sopra l’altro, osservano alla Philips, malgrado ognuno sia spesso solo 1,2 millimetri, potrebbero fare il giro della terra per ben sei volte.
Nonostante il supporto resti il più utilizzato, la crescita del download sul web mette in seria crisi il cd. E’ una questione di tempi: nel 1982 ci volevano 27 secondi per trasformare il Makrolon (il polimero da comprimere) in dischi, oggi ne bastano solo 3. Questione di secondi, dunque. Spazio e tempo stanno fregando il cd. Oggi i consumatori richiedono file musicali che occupino poco spazio nella memoria dei supporti portatili e poco tempo per scaricarli dai siti internet, che distribuiscono musica. Ma il cd sembra soffrire di una malattia che lui stesso ha iniziato a diffondere. Negli anni Ottanta erano un bene prezioso, costavano circa 25mila lire (più o meno 13 euro) e trattati come una reliquia per via della loro fragilità. Oggi vengono maltrattati, masterizzati, scritti più volte a pennarello sulla loro superficie cangiante.
La copertina del disco non è più un oggetto capace di fare la differenza, anzi viene sistematicamente snobbata. A dir la verità era stato proprio il passaggio dal vinile, con la sua grande confezione in cartone, al cd, con la scatoletta di plastica, a dare una mazzata alle velleità artistiche di molti cantanti e gruppi. Le copertine psichedeliche degli album dei Pink Floyd, quelle fantasiose degli Yes o anche quelle più hot di Fausto Papetti dovevano abbandonare il formato extra large per passare a quello small. In molti non hanno mai amato il cd. Qualcuno lo accusa di aver ucciso il fiorente mercato dell’alta fedeltà d’ascolto musicale. Alzi la mano chi non aveva in famiglia almeno un cugino patito di Hi-Fi e possessore di un impianto per l’ascolto di qualità? Il cd ha aiutato il processo di miniaturizzazione dei lettori, che da singoli elementi si sono fusi in monoblocchi con anche lettore di musicassette e radio. La rivoluzione digitale ha cavalcato da sempre l’onda della qualità d’ascolto, proprio quella che i patiti non sono riusciti mai a trovare nei Compact Disc e che hanno sempre ricercato nei dischi in vinile.
La strada verso il digitale estremo ci ha portato agli mp3, che abbattono le barriere fisiche del supporto per ascoltare musica: le note viaggiano sotto forma di file via internet e sono archiviate negli hard disk dei computer o dei dispositivi portatili. Ormai non si ascolta più, si sente della musica che arriva alle orecchie delle persone e dei ragazzi abituati ai ritmi della playlist e poco interessati agli album. E l’industria discografica risponde con la pubblicazione di singoli slegati dalla logica dell’album, come si faceva con i 45 giri negli anni Sessanta. Per il 25esimo in molti si sono prodotti in necrologi e anche noi ci associamo.
Non ci sono più scuse plausibili o possibilità di ritorni di fiamma come per i dischi in vinile. Il cd, purtroppo per lui, aveva già poco fascino a non molti anni dal suo debutto e la larga disponibilità commerciale di masterizzatori, cd vergini a basso costo e internet hanno svilito la particolarità e la qualità di una tecnologia che meriterebbe maggiore attenzione. La fine del cd è decretata dalla superficialità di consumatori e industria discografica, non dalla scarsa qualità del suono sul disco digitale. Ma tant’è: caro, vecchio cd fattene una ragione.

Come personalizzare il Tuo Myspace!
snobbato inizialmente da tutti coloro sul web " ci mettono mano" facendosi un sito da o (compreso il sottoscritto ) oggi Myspace è diventato un vero e proprio fenomeno di massa: artisti, scrittori , negozi , radio e semplici utenti vogliono avere il loro spazio sul web. My space rappresenta il mezzo + facile per avere una propria zona web completamente personalizzabile sia dal punto di vista grafico che funzionale (esistono infatti molte gallerie slide-show ecc...)
Come si personalizza la propria pagina web?
E' sufficiente conoscere un po' di html (o sapere usare front page...) ed un po' di CSS ma se siete completamente all'asciutto di tali nozioni esistono siti che vi permetteranno di personalizzare in pochi click la vostra pagina su myspace (evitando quei siti che vi chiedono svariati euro per farvi lo stesso servizio)
Qui sotto trovate un elenco dettagliato di alcuni siti ...
http://www.mygirlyspace.com/ http://www.mysugarspace.com/ http://mycodesplus.com/ http://www.freecodesource.com/ http://www.weblayouthosting.com/ http://layoutsplus.com/ http://www.mylayouts.cc/ http://www.codemylayout.com/ http://myprofileplus.com/ http://www.revolutionmyspace.com/ http://www.hotprofileplus.com/ http://www.myspace-gen.com/myspace-layou... http://www.pimp-myspace-layouts.com/ http://www.myspace-wizards.com/ http://www.flairmyspace.com/quality-mysp... http://www.myprofilepimp.com/
Buona personalizzazione!
Ps...la mia pagina su myspace è : www.myspace.com/beppetrj
Spesso e volentieri mi sento chiedere "Ma come si diventa uno speaker"...oppure..." come posso migliorare la pronuncia e/o la mia dizione? "
Argomenti che forse per alcuni rappresentavano un taboo riservatoa pochi e confinati in angoli remoti di teatri e studi di registrazione.
Da qualche giorno è on line un bellissimo blog dedicato alla voce ; l'autore è Marco de Domenico "voce" notissima in radio e TV ( www.marcodedomenico.com )

L'obiettivo è quello di insegnare a tutti a usare meglio la propria voce.L'uso della voce per persuadere, per dissuadere, per comunicare alle masse e alle piccole platee. Condurre al meglio un colloquio di lavoro, rendersi più credibili al telefono.
Gli spunti di riflessioni sono quasi infiniti, tutti utili per tutti.
Da Professionista del settore Marco condivide con tutti gli appassionati della voce tutto quello che ha imparato svolgendo la professione di speaker/doppiatore pubblicitario e conduttore radiofonico.
http://www.usalavoce.it/
Tratto da desMM
Siete delle “teste creative” avete dentro di voi un genio inespresso? Ora potrete dare sfogo alle vostre idee sul web, più precisamente su Succodimelone.it. Nato negli ultimi mesi del 2006, è il punto di riferimento per chi vuole fare conoscere le proprie idee, di ogni genere e discuterne. Oggi si ripropone con una nuova composizione grafica, ma soprattutto tante nuove funzioni…

Tratto da Hardware Upgrade

Alcuni scienziati giapponesi, con a capo il professor Yoshiaki Ohashi della Keio University Shonan Fujisawa Campus di Tokyo, hanno trovato il modo di archiviare dati sfruttando nientemeno che il DNA di un batterio molto comune, il Bacillus subtilis. La scoperta, segnalata da diverse fonti fra cui Dailytech, potrebbe sembrare a prima vista rivoluzionaria e geniale, ma in realtà si tratta di una brillante applicazione di tecniche già utilizzate per altri scopi. Questi scienziati giapponesi hanno di fatto inglobato nel DNA batterico un'informazione (E=mc2 1905), che come è noto costituisce la formula più celebre ideata da Einstein, con la data del suo primo annuncio.
Cerchiamo di capire come e soprattutto perché nei batteri. Al DNA batterico originale sono stati aggiunti dei filamenti di DNA artificiale, molto probabilmente con alcune sequenze di nucleotidi note da far corrispondere ad una sequenza di circa 100 bit, ovvero quanto serve per archiviare la formula suddetta. A varie sequenze note di CG (Citosina e Guanina) e AT (Adenina e Timina) è stato fatto corrispondere con buona probabilità un'informazione binaria.
Al DNA batterico originale sono stati aggiunti diversi filamenti artificiali identici in diversi punti del genoma, al fine di prevenire la perdita di alcune sequenze dovute alla naturale degradazione del DNA nel corso delle generazioni. La replicazione del DNA modificato viene dunque portata avanti dal batterio nelle generazioni, perpetuando di fatto l'informazione inserita arificialmente dall'uomo.
Questa tecnica ben nota di ingegneria genetica prende il nome di trasformazione, ovvero un processo attrverso il quale molecole libere di DNA vengono incorporate e integrate nel genoma di cellule di un organismo ricevente, creando un'associazione stabile fra DNA esogeno e quello originale.
Perché in un batterio? Oltre ad essere un organismo facile da coltivare e da riprodurre, il batterio scelto dai ricercatori appartiene alla famiglia degli sporigeni, contraddistinti da una particolarità molto importante. In condizioni sfavorevoli sotto il profilo ambientale, climatico o quant'altro, il batterio sporifica, ovvero forma al suo esterno una sorta di seconda parete (immaginate un guscio), passando ad uno stato di quiescenza.
Un batterio può rimanere in questo stato per molto tempo, mentre il DNA da esso perpetuato porterà l'informazione ospite per un tempo prossimo ai milioni di anni. Le attuali soluzioni di storage, fra cui supporti ottici o hard disk, possono farlo per "soli" 100 anni circa. Qualora ci fosse ancora vita intelligente sulla terra fra milioni di anni e si cercasse nel posto giusto, sarebbe possibile trovare nella progenie del batterio originale la scritta inserita da Mr. Ohashi. Una tecnica molto affascinante ed inquietante allo stesso tempo, che potrebbe trovare applicazioni in diversi campi (non ultima la crittografia) e su diverse tipologie di esseri viventi.
Tratto da DesmmGmail apre le iscrizioni. Ebbene si da oggi è possibile per chiunque iscriversi al tanto abito servizio posta di Google. Si conclude quindi il blocco che limitava(!) l’espansione di Gmail tramite appositi inviti che permetteva al servizio un carico di crescita limitata. La notizia l’ho appresa da Webwards e l’ho verificata semplicemente accedendo al sito Gmail… gmail libera In questi anni ho offerto il mio supporto a chi cercava inviti, a volte disperatamente, tramite questa pagina, tra l’altro è la pagina che più di tutte, su questo blog, ha ottenuto più commenti, ben 480, e un’altro centinaio su un’altro articolo, dove si è venuto a creare un rapporto tra chi cerca inviti e chi avendo già ottenuto gli inviti ha offerto a sua volta il proprio aiuto. Quindi ringrazio tutti quelli che hanno che hanno dedicato tempo ed inviti a questa “giusta causa”!
Stranamente all’interno della mia pagina di Gmail ho ancora adesso la possibilità di offrire inviti, forse andrò a sparire anche quella o forse rimarrà per la continua espansione di Gmail. La mia speranza, e penso sia di tutti, è quella che un possibile ingresso in massa di iscritti non rallenti l’ottimo servizio offerto fino ad ora. Quindi, a meno che Google non ci ripensi, potete ottenere Gmail direttamente da questa pagina: http://mail.google.com
Tratto da Comunicazione ItalianaNo, non mi riferisco a un certo modo di scrivere ovviamente, quanto invece ad una fortunata campagna che impazza negli Stati Uniti, che si chiama Doggie-Mail e che ha per protagonisti tre cani
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Chi vuole mandare un'email assolutamente originale a un parente o un amico, per un compleanno, una festa, un appuntamento, ecc., può andare sul sito www.petcentric.com, scegliere uno dei tre cani disponibili (un terrier, un bulldog e un bastardino), quindi "giocare" a vestirlo, accessoriarlo, ambientarlo e a fargli dire qualsiasi cosa. Basta scrivere il testo, scegliere il timbro di voce tra quelli disponibili (oppure registrare direttamente la propria voce telefonando a un numero verde) e il cane parlerà per voi. L'email verrà spedita all'indirizzo che avrete indicato ma, naturalmente, dopo che avrete lasciato anche il vostro nome, cognome, indirizzo email e indicato quanti cani o gatti avete. La campagna Doggie-Mail, lanciata da Purina, il marchio della Nestlé che commercializza prodotti e alimenti per animali domestici, come anche la campagna Monk-e-Mail di CareerBuilder e Ms. DeGeneres di American Express, sono esempi di "Viral Marketing". Questo tipo di comunicazione, fortemente interattiva, è concepito in modo tale che il destinatario, se opportunamente ed emotivamente coinvolto, diventi lui stesso veicolo e testimone del prodotto (bottom-up). La diffusione che si ottiene in questo modo è esponenziale, esattamente paragonabile a un contagio virale. Il fatto che anche i grandi investitori pubblicitari si stiano interessando al viral marketing è dovuto al fatto che la tradizionale strategia "top-down", tipica della pubblicità televisiva, sta perdendo sempre più efficacia. Nel caso Doggie-Mail, invece, l'obiettivo di Purina di far rimanere più a lungo possibile i potenziali clienti sul proprio sito, e soprattutto senza la fastidiosa sensazione di aver perso tempo su una pagina pubblicitaria, sembrerebbe perfettamente raggiunto. Almeno a giudicare dai risultati. Purina, da novembre 2006 invia ogni mese 2 milioni di messaggi email ad altrettanti consumatori, invitandoli a creare il proprio Doggie-Mail più divertente e a inoltrarlo ai loro amici e conoscenti. I tassi di apertura delle email sono abbastanza bassi in generale, soprattutto se non conosci chi te le invia. Ma se a farlo è un tuo amico o un familiare, la redemption raggiunge anche il 70%, come si è verificato in questo caso. Non solo, si è anche constatato che il 30% di chi riceve l'email, la passa a sua volta ad altri amici! Insomma, da quando è in atto la campagna Doggie-Mail, le visite al sito petcentric.com sono cresciute in media del 40% e le pagine viste sono aumentate di 1 milione, il 150% in più della media. Tutt'altro che una campagna da cani.
Tratto da Hardware upgradeVodafone si è impegnata con una lettera all'Antitrust a fare in modo che un operatore virtuale possa entrare nel mercato della telefonia mobile italiana. Per chiarire la questione portiamo ad esempio cosa avviene negli Stati Uniti con i MVNO, ovvero Mobile Virtual Network Operator; la chiave di volta sta nella parola "Virtual": per essere una compagnia di telecomunicazioni, negli USA non è necessario possedere una propria infrastruttura di rete ma è sufficiente affittare questa da altri operatori già presenti sul territorio. Virgin Mobile, ad esempio, fa uso delle infrastrutture della compagnia Sprint. É più o meno quello che già avviene oggi in Italia con i servizi ADSL di alcuni provider.

In questo modo ci potrà essere un nuovo operatore in Italia che fornirà servizi agli utenti finali, accanto a quelli proprietari delle infrastutture come Vodafone, Tim, Wind e Tre. La notizia è sicuramente positiva per il mercato, che vedrà crescere la concorrenza. Vodafone ha posto le seguenti condizioni per la conclusione positiva dell'accordo: l'Operatore scelto come parte sarà dotato di una rete distributiva idonea a formulare offerte commerciali con propri marchi nell'intero territorio nazionale; la fornitura di servizi di accesso avrà durata non inferiore a tre anni; la titolarità dell'offerta di Servizi Finali spetterà esclusivamente all'Operatore, che dunque sarà libero di definire la propria offerta commerciale, scegliere i propri marchi e stabilire i prezzi di offerta alla clientela finale". Staremo a vedere chi si presenterà alla porta di Vodafone. In pratica dopo l'istruttoria avviata dall'Antitrust quasi due anni fa, per "abuso di posizione dominante collettiva" (oltre a Vodafone, l'indagine coinvolge anche TIM e Wind), nata dalla denuncia di alcune telco (tra cui Elsacom), desiderose di diventare MVNO, che avevano lamentato notevoli difficoltà nell'aprire trattative con i gestori di telefonia mobile, ora Vodafone mostra la propria disponibilità a concedere l'accesso alla propria rete mobile, con una dichiarazione di intenti che le varrà la chiusura dell'istruttoria senza accertamento di infrazione. La valutazione dell'impegno, rende noto l'Authority, sarà conclusa entro il 7 giugno 2007.
Tratto da Megalab
Se possiedi un videofonino H3G da più di 18 mesi si può!

Pochi lo sanno, H3G se ne guarda bene dal fare informazione, ma è utile sapere che dopo 18 mesi dall'acquisto del videofonino è possibile richiederne lo sblocco in forma gratuita.
Qui di seguito, riporto la mia snervante avventura col servizio clienti e con la rete di distribuzione H3G.
Dopo:
2 visite dal rivenditore H3G del mio paese;
1 telefonata al 133 con deviazione al numero a pagamento (0.33E al minuto);
1 e-mail inviata dal portale www.H3G.it;
5 e-mail a servizioclient@tre.it;
svariate errate informazioni e errati moduli con tariffe ben diverse dallo 0 (i più maliziosi possono pensare che la cosa sia voluta)...
...ebbene, sono riuscito ad ottenere una risposta chiara ed esauriente relativa alle modalità di sblocco: è possibile farlo, a patto che siano passati 18 mesi dall'acquisto o che lo sblocco non sia espressamente vietato dalle condizioni del contratto(attenti ai nuovi contratti!!!).
E' possibile richiedere tale operazione inviando un fax al numero 800179600, contenente il modulo (non presente sul sito di H3G) da richiedere via e-mail al servizio clienti, e ricordandosi di allegare la fotocopia dello scontrino fiscale.
Mi raccomando: non fatevi intimidire dalle risposte evasive o, peggio, forvianti, che tenteranno in ogni modo di dissuadervi dal procedere con la richiesta.
| E' un nostro diritto (vedi delibera 9/06/CIR): pretendiamolo! |
| Servizio clienti inefficente: tendono a farvi rinunciare per sfiancamento. |
| Dopo tutta questa trafila e i ripetuti solleciti, la mia richiesta è ancora inevasa. |
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